pnapoli

pnapoli araCONTRADA DI PORTA NAPOLI Nella seconda metà del ‘500, prima ancora che il feudo di Avellino fosse stato acquistato dalla famiglia Caracciolo, la nostra città si conformava all’urbanistica presente nel Rione terra, accanto alla cattedrale. Piazza Dogana era notevolmente frequentata in considerazione della sua attività economica e commerciale, mentre il Convento dei Domenicani rappresentava un’adiacente unità fuori dal centro cittadino. Non a caso, nel secolo seguente, esattamente nel 1620, Marino Caracciolo, Principe di Avellino, al quale era frattanto pervenuto il ricco feudo, decise di elevare una Porta, detta porta Napoli, perché attraverso il suo varco si procedeva in direzione di Napoli. Al punto opposto, in direzione delle Puglie, fu elevata l’altra porta gemella che per la sua collocazione fu chiamata Porta Napoli. Tali accorgimenti scaturivano dalla particolare conformazione delle vecchie strutture difensive che stringevano la nostra città in potenti mura, a protezione di assalti e saccheggi, assai frequenti nei secoli di lotte. Le suddette porte sono state le ultime porte a cadere nel corso dei secoli, le quali, hanno dato il nome a due nobili contrade. Accanto a queste due celebrate Porte si ricordano ancora altre porte, come la porta della Terra, situata nei pressi del Palazzo Balestrieri, all'imbocco di Via Duomo, le cui ultime vestigia caddero nella mattinata del 26 luglio 1805, durante il terremoto di Sant'Anna, anche questo funesto e drammatico, come i precedenti e l'ultimo del 1980. Sulla facciata della porta abbattuta si poteva leggere l’iscrizione seguente:

bandiera porta napoli

MARINUS CARACCIOLUS ABELLINI PRINCEPS III
FRUGI LIBERALITATE DOMICILIA DE SUO STRUIT.
VIRGINIBUS IN DOTEM DUIT. URBEM AMPLIAT.
CIVEM DUPLAT. CASCUM ET RECENS PORTIS MURISQUE CLATHRAT.
SIBI FOENERATUS AC SUIS.
TUM VOS. O POSTERI. AUGETE LARGITATE DITIONEM.
ANNO SALUTIS MDCXX.

 

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